CAPITOLO 2: E’ TUTTA UN’ALTRA MUSICAEmy camminava lungo la strada, diretta al negozio di dischi. Oh sì, voleva vedere se c’era qualcosa di nuovo da comprare. Entra nel negozio e saluta il commesso, un ragazzo alto e scheletrico. Ritorna nel reparto della musica rock, si inizia a guardare intorno. Wow! Un greatest hits dei Muse!
Sente dei passi alle sue spalle e improvvisamente sente di doversi voltare. Un ragazzo alto, magro, vestito di nero, con un ciuffo sugli occhi è immobile davanti a lei…
“Mamma, Emy non si sveglia! Si deve muovere!!!!!!” urlò Peter.
Emily si girò nel letto. Ma dov’era? All’improvviso le ritornò in mente tutto. L’addio a Marble Canyon, l’arrivo a New York, il negozio di dischi, la serata passata a piangere dopo aver suonato…e quel triste abbraccio che l’aveva unita per l’ultima volta a Alex e Emma.
Ma chi era quel ragazzo? Lo stesso
identico ragazzo che aveva visto nel sogno precedente. Non lo conosceva, perché continuava a sognarlo? Era il classico tipo di ragazzo che non a tutte piaceva, ma lei non poteva fare a meno di non pensarci. Quei penetranti occhi azzurri che la fissavano… Stava forse diventando pazza? Una brusca cuscinata sulla faccia interruppe i suoi pensieri. “Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!” urlò. “Ma che fai, scemo?” rivolta al fratello minore.
Peter rispose: “ahahah, è ora di alzarsi, devi andare a scuola!”
Maledizione! La scuola! Classe nuova, compagni nuovi, una vita nuova. Tutto ricominciava.
Dopo aver fatto colazione, Emy si andò a vestire; una maglietta a strisce rosse e nere stretta, un polsino nero, un paio di jeans scuri e le Vans ai piedi. I capelli stavano bene così, dato che li aveva già lunghi e lisci.
Corse a prendere l’autobus, mentre ascoltava un po’ di sana e buona musica. Come avrebbe voluto tornare nel suo vecchio paesino sperduto! Sul suo mp4 partì
Holidays In The Sun dei Sex Pistols, l’ultimo singolo pubblicato dalla band.
Quando arrivò a scuola, si accorse che era gigantesca, non come il suo piccolo e vecchio liceo. La campanella suonò, lei aveva lezione nell’aula 23. Ma dov’era l’aula 23?
“Hey, scusa, ti sei persa?” disse una voce femminile alle sue spalle. Emy si voltò, in mezzo a quel vortice di gente che correva a lezione, e vide una piccola ragazza, magra, con i capelli rossi, tutti scompigliati all’insù con il gel. “Ehm, non so dov’è l’aula 23, sono nuova della scuola.” rispose lei.
“L’aula 23? Ci devo andare anche io! Sarai mia compagna di corso allora! Affrettati, abbiamo lezione di algebra… Comunque… io sono Lucy, piacere di conoscerti!” le disse rivolgendole un grande sorriso.
“Ah, sì, piacere, io sono Emily, ma chiamami Emy!” rispose lei. Si precipitarono giù dalle scale. Ed eccole davanti alla porta dell’aula 23. Emy si sedette accanto a Lucy, posò la borsa a tracolla sotto il banco e si preparò ad ascoltare il prof, che la presentò a tutta la classe. Gli altri alunni erano piuttosto vivaci, e non molti simpatici. C’era un gruppo di ragazze in minigonna e tacchi a spillo, che sembravano delle Barbie uscite dalla tv, che quando lei passò per andare dal professore, la squadrarono dalla testa ai piedi per osservare il suo abbigliamento.
La giornata fu piuttosto difficile, soprattutto per le compagne Barbie. A mezzogiorno andò in mensa con Lucy. Nella mattinata aveva conosciuto anche un’altra ragazza, Natalie, e un ragazzo, Jack. Erano entrambi simpatici, soprattutto perché con loro poteva parlare di tutto ciò che la interessava. Lucy suonava il basso e Jack cantava, Natalie suonava la batteria.
Quando si stava per sedere al loro tavolo con il vassoio pieno di cibo, passò una delle ragazze in minigonna. Per sbaglio Emy inciampò nel suo piede, e la Coca Cola sul suo vassoio si rovesciò sulla maglietta della ragazza.
Emy sbiancò di colpo. Non voleva causare problemi a nessuno. La ragazza la fissò malignamente e disse: “ma guarda un po’ dove metti i piedi! Imbranata!” e se ne andò indignata a confabulare con le altre.
Emy tornò al suo tavolo e il pomeriggio passò piuttosto lentamente, soprattutto perché quelle ragazze le parlavano male alle spalle. Finalmente prese l’autobus per tornare a casa, com’era diversa la vita a New York. Ascoltò i Green Day per tutto il viaggio. La sera, andò a dormire presto, ripensando a quello stupido incidente e a quelle ragazze.
Prima di addormentarsi le venne in mente il ragazzo del sogno, continuò a chiedersi chi era, finchè non si addormentò.
CAPITOLO 3: “Black engulfs the dying light as he falls on frail wings of vanity and wax.”Il giorno dopo passò un po’ meglio del precedente, anche perché in pausa pranzo a Emy squillò il cellulare. Sul display lesse il nome “Emma” e il suo cuore iniziò a battere a mille. Rispose subito: “Heyyyy, Emma!”
“Ciao Emy! come stai?”rispose lei.
“Mah, diciamo che qui la vita non è il massimo delle mie aspettative…”
“Ma che dici? Come fa a non piacerti New York?” chiese sconvolta l’amica.
“Ehm, sai, mi mancate… Tu e Alex…” iniziò lei. “Povera Emy! forse ti veniamo a trovare durante le vacanze natalizie!” disse Emma.
“Sì, me l’ha detto Alex, per messaggio…sai…Qui ho fatto un bel pasticcio…ieri per sbaglio ho rovesciato la Coca Cola addosso a una ragazza molto snob del mio corso… e beh, ora mi guardano un po’ male e sono convinta che mi parlino male alle spalle…e…” sospirò lei.
“Cosa? Ma fregatene, saranno delle oche!” esclamò Emma.
“Emma, ti devo dire una cosa…tutte le notti sogno lo stesso ragazzo, ma in circostanze diverse…e io non lo conosco…” iniziò così il suo racconto.
“Come non lo conosci? Ma ti ricordi il suo viso? E che fa nei sogni?” rispose incuriosita l’amica.
“Una volta ho sognato che io suonavo su un palco, e vedevo lui in prima fila, tra una folla numerosissima di persone…poi l’ho sognato al negozio di dischi…ed è magro, piuttosto alto, un ciuffo sugli occhi.. sempre vestito di scuro… ma ha degli occhi azzurro ghiaccio!”
“Oddio, ma davvero??? Che è, un emo? Ahahahah” iniziò scherzando l’amica.
“Non so e non so nemmeno chi sia!!!! Stanotte non ricordo di aver sogn…” disse Emy
“Scusa, Emy, devo andare, c’è Alex che mi chiama da cinque minuti…ci sentiamo..Okay? Ciao! Ti voglio bene!” la interruppe Emma.
“Okay, ciao, anche io ti voglio bene…” disse Emily prima che il telefono le fu chiuso in faccia. Era contenta di aver sentito Emma, ma avrebbe voluto parlarle di più.
“Emy!” la chiamò Jack. “Com’era la vita a Marble Canyon?”
“Beh, la vita là era piuttosto tranquilla, insomma, non era una grande città come New York! Dicono tutti che qui è fantastico, ma a me non mi pare sia così, insomma…non mi piacciono molto le grandi città, dove la gente corre di qua e di là…” iniziò Emily.
“Oh! Ma davvero? Guarda che New York è un grande spasso! E te ne accorgerai!” disse Jack.
“Sì, Emy, noi ti faremo piacere questa città, costi quel che costi!” esclamò Natalie.
Il pomeriggio passò peggio della mattina. Durante la lezione di Storia, Emy fece vagare la mente. Prese un foglio di carta e iniziò a scarabocchiarci sopra.
Scrisse:
“Black engulfs the dying light as he falls on frail wings of vanity and wax.”Era l’intruduzione di un cd degli Alesana, ma quella frase era davvero cool secondo lei. Significava
“il buio sommerge la luce calante come se cadesse su fragili ali di vanità e cera."Posò la testa sul banco.
Eccola camminare lungo la strada di casa, al tramonto, le vie di New York erano così affollate. Cammina, ma sa che deve correre, c’è qualcosa che se non si affretta, sa che perderà.
Improvvisamente scorge un viso chiarissimo, che si distingue tra quella massa uniforme di persone che corrono qua e là. Un viso sconosciuto, ma che le sembra di conoscere. Ha un ciuffo sugli occhi, i capelli scuri e gli occhi azzurri. Ancora lui.
Lei corre e cerca di raggiungerlo, ma lui è troppo distante. Lei tenta di gridargli di aspettare, ma lui continua a camminare e non si volta. A un tratto diventa tutto buio e la luce del tramonto viene sommersa dalle tenebre, come se cadesse su fragili ali di vanità e cera.“Emy, svegliati, c’è il prof che ti sta fissando..” disse lontana la voce di Emma, dopo averle tirato una gomitata per farla svegliare.
“Eh..Ehm..Oh…Ma…Ah..Storia..uh..” balbettò lei.
L’aveva sognato ancora. Ancora. Per la terza volta. Che significava quella frase?
Immediatamente tirò una riga sullo scarabocchio sul suo foglio:
“Black engulfs the dying light as he falls on frail wings of vanity and wax.”Finalmente la campanella suonò. Era felice di tornare a casa, perché era stanca.
La sera chiamò Alex, gli raccontò tutto, poi si addormentò non appena si sdraiò sul letto.

Wake me up when October ends...Novembre 2009: Green Day Live yeah!
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15.03.2009 Thnks Fr Th Mmrs, Fall Out Boy;
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